Ormai non sono più qui. Mi trovate a www.jaleoblog.blogspot.com
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Senza caffè non so stare. Studente e lettore, la notte vede il meglio di me. Ottimista, oscillo fra scelte sagge e insensate. Mi piacciono le persone, purchè poche alla volta. Mi interessa la politica, la vita in generale. Odio la banalità.
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Il Forse Futuro Dottorando ha un comportamento insolito verso le offerte di lavoro. Ne ha ricevute diverse, da quando si è laureato, ma non...
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Dopo tre martedì senza nessuna visita, per la prima volta tre studentesse si sono presentate nel mio orario di ricevimento. Non che mi aspettassi qualcuno prima: i corsi sono iniziati da poco e non sono ancora stati fatti in classe esercizi abbastanza complessi da suscitare particolare preoccupazione.
Si potrebbe dire che il destino gioca strani scherzi, oppure che le circostanze della vita sono buffe e insolite, ma io preferisco semplicemente pensare che il fatto che le tre studentesse fossero erasmus spagnole, perdipiù delle Canarie, sia semplicemente giusto. In qualche modo bisogna rendere questo nuovo lavoro confortevole ed accogliente: poter parlare una lingua che mi trasmette gioia e malinconia rende il compito più vivo e meno burocratizzato.
E’ buffo il rovesciamento dei ruoli, visto che due anni fa ero io, dall’altra parte del tavolo, ad esprimermi in una lingua ancora incerta.
Anche stavolta come allora, comunque, la Spagna mi appare come una specie di terra promessa: dopo la fine della dittatura ha intrapreso un percorso di crescita e sviluppo economico e sociale senza pari. Ecco stavolta a cosa mi riferisco.
Una studentessa mi chiede se, dei due libri da utilizzare a lezione, il secondo, che viene sfruttato solo in parte, possa fotocopiarlo.
“Eh, sai com’è, non posso dirti di sì...”
Al che lei mi chiede se in Italia sia l’Università a fare le fotocopie dei libri o se ci si debba arrangiare. E io, con lo sguardo bonariamente divertito, rispondo che no, che è contro la legge, come immagio sia pure in Spagna...
E invece no: viene fuori che la loro Università ha una convenzione con le case editrici così,quando a uno studente serve solo parte di un libro, è la Facoltà a fotocopiarglielo e a pagare solo la parte necessaria di diritti d’autore. Semplice ed efficace, noi non ci arriveremo mai.
Ci vuole del genio a riunire in un unico discorso una tesi e la sua negazione, ricevendo tre minuti di applausi alla fine. Rimango stupito per il fatto che nessun tg stasera abbia sottolineato l’incredibile perizia retorica. Sì, perchè bisogna davvero esser bravi per pronunciare insieme, con espressione seria e compresa e senza suscitare ilarità, le frasi qua sotto: “La Chiesa non è e non intende essere un agente politico” fronteggiare con "chiarezza e determinazione" il "rischio di scelte politiche e legislative" “no a forme di amore deboli e deviate, alla regolamentazione di unioni diverse dalla famiglia fondata sul matrimonio"

E migliaia di persone ad applaudire entusiaste: è una cosa che sfugge ormai alla mia comprensione, non riesco proprio a provare compartecipazione per quei sentimenti, nè tantomeno – e già sarebbe qualcosa – a capire seppur senza condividere.
Mi torna in mente un dialogo, tratto da “le Intermittenze della Morte”, di Saramago. Stanno conversando un Ministro ed un Vescovo di uno stato in cui, all’improvviso, nessuno muore più:
che farà la chiesa se non morirà più nessuno?
mai più è troppo tempo, anche trattandosi della morte, signor primo ministro
credo che non mi abbia risposto, eminenza
le restituisco la domanda, che farà lo stato se non morirà mai più nessuno?
lo stato cercherà di sopravvivere, anche se dubito che ci riuscirà, ma la chiesa
la chiesa, signor primo ministro, si è talmente abituata alle risposte eterne che non riesco ad immaginarla darne altre,
Anche se la realtà le contraddice
E’ fin dal principio che non abbiamo fatto altro che contraddire la realtà, ed eccoci qui.
E merita anche, per quanto c’entri meno, questo pezzo di David Foster Wallace, da “Considera l’aragosta”
La vita di questo Gesù Cristo ha qualcosa da insegnarmi anche se non credo, o non posso credere, che fosse divino? Cosa dovrei pensare quando mi dicono che uno che era parente di Dio, e che quindi avrebbe potuto trasformare la croce in una fioriera o altro con una sola parola, si è comunque lasciato inchiodare là sopra volontariamente, e sia morto? Anche supponendo che fosse divino, sapeva di esserlo? Sapeva che avrebbe potuto spezzare la croce con una sola parola? Lo sapeva in anticipo che la morte sarebbe stata temporanea Perché scommetto che potrei salirci anche io là sopra, se sapessi che dopo sei ore di dolore mi attende un’eternità di beatitudine alla destra del padre)? Ma in fondo c’è qualcosa in tutto questo che conti davvero? Posso credere comunque in Gc o in Maometto o in Chiunque anche se non credo che fossero parenti di Dio? Tranne che, cosa significherebbe allora “credere in”?
Fine delle citazioni. nemmeno le Auctoritas mi hanno aiutato a risolvere il dubbio iniziale. Sono comunque illuminanti.
Ultima cosa: solo io trovo estremamente preoccupante un’altra frase di Papa Ratzinger? Parlando dell’Italia si è detto preoccupato per
"una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare".
Per una volta mi presento con la mia faccia, anzichè nascondermi dietro allo schermo del pc. Sabato mattina, insieme a due scrittori veri, alle 10:00 vedrò se sono in grado di leggere Ad Alta Voce.
Mi mandano al mio primo convegno da Futuro Dottorando. Tre giorni a Roma, presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza, a condividere conferenze, dibattiti, cene, chiacchere e tempo libero con Ingegneri Gestionali provenienti da tutta Italia.
Vestito elegante d’ordinanza, le dimensioni del nodo della cravatta indicano la provenienza: se è troppo grosso, è un nodo aziendale, altrimenti universitario.
A metà della prima mattinata di lavoro ci spostiamo nel chiostro del palazzo per una pausa caffè. Noi davanti al buffet, intorno gli studenti guardano con scherno i nostri vestiti tutti uguali.
Non conosco quasi nessuno e non ho voglia di affrontare la fatica necessaria a farlo; sono quasi un infiltrato e non mi va di stare a spiegarlo. Dunque giro per la facoltà, curiosando fra i corridoi antichi, guardando aule e leggendo gli annunci nelle bacheche. Cerco di mescolarmi con gli studenti.
Infine arrivo di fronte ad una porta socchiusa. Appeso c’è un manifesto che parla di un ragazzo ucciso di recente. La stella rossa in fondo non mi lascia dubbi. Sbirciando dentro, vedo muri pieni di poster di protesta, simbologie familiari, denuncie di problemi sociali. Ragazzi e ragazze seduti per terra o appoggiati a tavoli, magliette di emergency e borse di tela. Per la prima volta oggi, un’atmosfera calda e accogliente.
Mi passa accanto una ragazza, jeans sdruciti e sandali ai piedi. Capelli lunghi, senza trucco, molto carina. Entra, mi guarda e, mentre le sorrido, chiude la porta sbattendola.
Basta così: ci rivediamo su www.poor2poor.splinder.com
Là continua...
25 anni, 5 mesi, 11 giorni ed arriva il primo stipendio..
Per la prima volta, oggi, mi viene consegnato un libro sprovvisto del talloncino nell'ultima pagina.
Sento ormai da più persone utilizzare il termine perplimere, nel senso di "dare una sensazione di dubbio e di incertezza". Viene utilizzato come verbo, quasi fosse l'origine da cui potrebbe derivare perplesso che, però, non è un participio, bensì un aggettivo.
Incerto, ho cercato di trovarne le origini: è stato interessante scoprire come sia un neologismo riconducibile a Corrado Guzzanti. o io, malo certifica l'Accademia della Crusca, che ne riconosce l'importanza e la valenza semantica, dal momento che va a colmare una lacuna del vocabolario italiano!
Il verbo perplimere significa “essere perplesso” o “rendere perplesso”, ed è entrato nella nostra lingua in un passato recente, ma con un percorso particolare che ne ha limitato l’ambito d’uso e che ne ha pertanto impedito, almeno per ora, l’ingresso nei vocabolari di lingua italiana (nei quali non è attualmente registrato).
L’impiego del verbo perplimere è dovuto alla prosa creativa del comico Corrado Guzzanti, che lo ha lanciato nei primissimi anni Novanta, nella trasmissione televisiva “Avanzi”. La parola venne inserita in uno dei dialoghi fra il personaggio Rokko Smitherson e Serena Dandini, ed ebbe talmente successo che fu più volte riutilizzata nella trasmissione, con ricchi esempi nella coniugazione (perplimere, perplimo, perplimete, perplèi, perplime[re]) e nelle varianti (perplerre).
Molte furono le parole inventate da Rokko Smitherson (regista romano di “filmaggi de’ paura”), un personaggio che basava la sua comicità satirica proprio sui giochi di parole e su neoconiazioni allusive (sospensionismo, su astensionismo; antiproibizionale, su antiproibizionista; sopravvolare, su sorvolare; cartone animale, su cartone animato; psicoanale, su psicoanalista; ecc.). Fra le molte innovazioni linguistiche perplimere attecchì più facilmente nella lingua comune a causa della sua perfetta adeguatezza morfologica, che tra l’altro colma anche una lacuna lessicale della nostra lingua: il verbo è infatti spontaneamente riconducibile dai parlanti italiani al participio passato perplesso (sulla base di verbi come comprimere / compresso; sopprimere / soppresso, ecc.); e del resto manca in italiano un verbo che renda in modo sintetico l’azione dell’essere o del rendere perplessi, per cui il neologismo si incunea perfettamente nel nostro sistema linguistico.
Probabilmente per questa sua funzionalità nel coprire un vuoto morfologico e semantico (che l’italiano eredita dal latino), sulla scia della trasmissione la parola ebbe una notevole e crescente fortuna, seppure in contesti informali e per lo più in accezione ironica; e, del resto, nonostante l’origine peculiare, perplimere ha resistito a lungo nella nostra lingua, tanto che recentemente se ne è persa anche la sfumatura ironica, come emerge dai quesiti e dalle segnalazioni di neologismo giunti alla nostra redazione.
Effettuando una ricerca su Internet con i consueti motori di ricerca, si rileva che la parola è comparsa in alcuni dizionari amatoriali, ed è spesso presente nei messaggi di vari gruppi di discussione, tra l’altro con forti oscillazioni tra chi sostiene che il verbo non esiste e chi invece ne dà per scontata l’assimilazione nel repertorio dell’italiano e lo usa per spiegare altri fenomeni linguistici. A questo proposito, e per rispondere a chi ci domanda come si possa fare entrare il verbo perplimere nei vocabolari, va ricordato che la grammatica e la lessicografia registrano, raccolgono, spiegano e inseriscono in un sistema organico fenomeni che hanno raggiunto una certa rilevanza nella lingua: perplimere nasce certamente come parola effimera, ma la sua tenace persistenza la rende linguisticamente interessante; per cui non se ne può negare, come fanno alcuni, l’esistenza, ma se sia o meno destinata ad entrare nei vocabolari è una riposta che può essere data soltanto dalla continuità e dall’ampiezza della sua diffusione nei prossimi anni.
A cura di Marco Biffi
Redazione Consulenza Linguistica
Accademia della Crusca
Attenzio però: Perplimere causa a volte inutili sofferenze, come a Personalità Confusa, che compulsivamente lancia cappuccini al solo sentirlo dire
Dalla musica punk filosovietica a papa Ratzinger, storia di un figlio del Sessantotto che ha cambiato idea su (quasi) tutto. E per settembre è attesa la sua autobiografia REGGIO EMILIA Sulla scrivania di Giovanni Lindo Ferretti c’è un piccolo leggio di legno con un libro antico, del 1813. è una raccolta di sermoni di Alfonso Maria De Liguori, un sacerdote del XIX secolo. Ferretti lo tiene aperto sulla predica che condanna l’ira: “Mi serve soprattutto quando penso alla politica. Dopo aver visto D’Alema a braccetto con l’hezbollah, per esempio, ho dovuto leggerlo avidamente”. Giovanni Lindo Ferretti era la voce dei Cccp. Il gruppo filosovietico che sotto la sua guida ha portato in italia la musica punk “emilianizzandola” e “comunistizzandola” [con buona pace dei Clash, n.d. emi.] (“Voglio rifugiarmi sotto il Patto di Varsavia, voglio un piano quinquennale, la stabilità”, recita un testo dei Cccp). “Non rinnego i miei errori” Oggi, abbandonati Repubblica e Il Manifesto, è abbonato all’Osservatore Romano. Vive nella casa di famiglia in un paese che non arriva a 100 anime, sull’Appennino emiliano a pochi chilometri dalla Toscana. Studia, canta, scrive. (A settembre Mondadori pubblica il suo autobiografico “Reduce”). E legge. Soprattutto Ratzinger: “Credo di aver letto tutto quello che ha pubblicato, tolti i testi più “tecnici”. Mi ero stufato, qualche anno fa di leggerne su Repubblica tutto il male possibile. Sono andato in libreria e ho chiesto se questo Ratzinger avesse scritto qualcosa. Mi hanno indicato una pila di libri. Da lì ho scoperto un genio prima che diventasse Papa”. E poi Simone Weil, Hannah Arendt, Don Giussani, Dante. A 53 anni Ferretti continua a “campare di parole”. Vincendo la sua ritrosia per i giornalisti, a Libero racconta un pezzetto del suo cammino, che l’ha portato da “Spara Yuri” agli inni alla Madonna, rintracciati e rielaborati pescandoli dalle tradizioni popolari di mezza Italia. “Certo, sono cambiato, ma per me è stato consequenziale. Sono stato educato da mia nonna e dai miei genitori, da cattolico. Ma sono stato anche figlio del Sessantotto e ho volontariamente aderito al comunismo, questa pestilenza dell’animo che si è rubata i figli migliori delle nostre famiglie. In un certo senso, sono tornato a casa. Ma non sopporto l’idea di essere anticomunista con lo stesso livore stupido di come sono stato ateo e bestemmiatore per anni. Voglio un po’ più di dignità”. La ‘conversione’ dell’uomo che cantava (e canta ancora) “Emilia Paranoica” non è improvvisa. Nessuna caduta da cavallo. “Negli anni novanta mi interessava moltissimo L’islam. Le tragedie dell’Algeria e della Jugoslavia mi hanno portato ad avvicinarmi a questo mondo. Ma la concezione della donna di quel mondo mi ha fatto capire che non faceva per me. Sono passato dal confucianesimo, dal buddismo. Ho capito che per anni avevo convissuto con pensieri insignificanti rispetto alla comprensione del mondo. Aveva ragione Wojtyla: anche per me è stato un male necessario. E qui ho riscoperto il cristianesimo”. Semplice come le preghiere che gli aveva insegnato la nonna, affascinante come il pensiero di Ratzinger, che ha colpito Ferretti “per il richiamo che fa all’esigenza dell’attaccamento alla tradizione musicale. In chiesa sento certi canti...”. I cliché del convertito, però, su Ferretti non fanno presa. “Se c’è da cantare “Fedeli alla linea” la canto. Non abiuro i miei errori, sarebbe troppo comodo. La mia storia è questa e chi mi ascolta oggi la conosce benissimo. Del resto, le cose non sono mai scontate. Al tempo dei Cccp un ragazzo, fan sfegatato, insiste per offrirmi un caffè e mi dice sottovoce di essere un missino. Uno choc! Ne ho conosciuto un altro, entrato in un convento monastico, che ha chiesto al suo superiore di portarsi in cella “Affinità e divergente tra il compagno Togliatti e noi (uno dei dischi più noti dei Cccp, ndr). Quando ho fatto una canzone su Sarajevo attaccando il pacifismo, c’è chi l’ha usata come inno pacifista. IO offro la sincerità del mio percorso, del resto mi importa poco”. E i fan “traditi”? C’è già qualcuno che ha provveduto a scomunicarlo, quando l’estate scorsa ha fatto sapere di condividere la posizione della Cei sul referendum di bioetica. Altri lo accusano di opportunismo. Lui non se la prende, parla con rispetto degli ex compagni di band (“Ma oggi siamo su mondi diversi”). I Cccp sono diventati Csi (Consorzio Suonatori Indipendenti) dopo la caduta del Muro, poi Pgr (Per Grazia Ricevuta). Neocon e Dossetti a braccetto Oggi Ferretti lavora soprattutto sulla musica sperimentale e sacra. Tiene letture di Dante. È probabilmente l’unico neoconservatore dossettiano del panorama mondiale: “il pensiero neocon mi ha stupito e interessato. Si definiscono liberal assaliti dalla realtà o comunisti venuti dal freddo: e io mi ci ritrovo benissimo. Per mezzo mondo oggi “neocon2 è un insulto, così come lo è “dossettiano” per l’altra metà. Ma Dossetti qui da noi è stato un baluardo dei cattolici contro i comunisti per tanti anni. Per me è un santo, un santo che non capiva niente di politica”. E la politica è la cosa che fa più arrabbiare Ferretti oggi. A un tiro di schioppo dal suo paese c’è quello dove Sandro Bondi fu sindaco del Pci. Oggi ce l’ha con la sinistra, piena di “comunisti stemperati” che “fanno i liberali ma non lo sono”. Per lui votare centrodestra alle ultime elezioni è stata “una rivoluzione” che l’ha divertito parecchio. Entrando nella sua stanza c’è una bandiera di Israele attaccata a una trave. Venticinque anni o giù di lì cantava “Bombardieri su Beirut”. I bombardieri adesso ci sono di nuovo e lui soffre per la “perdita di senso della realtà” dei governanti italiani, per D’Alema e per l’Onu. Mentre si accende e fuma una delle 50 sigarette quotidiane (dopo che gli è stato asportato un cancro al polmone) Ferretti parla di dolore: “Nella mia vita l’ho conosciuto. Sono stato operato sette volte, ho avuto malattie gravi. Il nostro mondo ha prima abolito la morte, nascondendola ai bambini, confinandola più lontano possibile, abolendo le veglie, i funerali. Adesso cerca di abolire il dolore: ma è un atto di una violenza terribile, la stessa che portava il comunismo a voler costruire il paradiso in terra. Avvicinandosi all’inferno”. In pellegrinaggio a cavallo Una delle canzoni più riuscite e amate dei Cccp è un inno nichilista, “Io sto bene”: “”non studio non lavoro non guardo la TV / non vado al cinema non faccio sport”. Ferretti ha cambiato solo le prime due cose (per esempio, non sa nulla della musica leggera contemporanea degli ultimi 10 anni) ma le ha cambiate del tutto. Di sera va a dar da mangiare e a strigliare i suoi quattro amatissimi cavalli. Li deve ferrare e tirare a lucido perchè questo weekend andrà con gli amici, in sella, in pellegrinaggio alla Madonna della Guardia, sui colli toscani. I vecchi del paese arriveranno in pullman.
Antonio Socci
(tratto da libero)
Ufficio è dove si dice uffa
Questo capita quando un simpatico gruppo di nostalgici del Ku Klux Klan decide di ritrovarsi per una rimpatriata all'insegna dei sani valori dei tempi andati...


Mentre questo è ciò che accade quando un antipatico contestatore vuole rompere il giocattolo dei simpatici razzisti. La polizia interviene senza indugio, discernendo il giusto dallo sbagliato, il buono dal cattivo, e cerca di impartire una lezione al soggetto più pericoloso.

FOto tratte del sito di Repubblica
Non c'è nulla da fare: per quanto ci si possa sforzare di coltivare la propria originalità, per quanto possa essere stimolante rimarcare in ogni modo la propria singolarità, sentirsi parte di un gruppo o di una organizzazione, in definitiva, è qualcosa che da sicurezza e senso di protezione. Non sentirsi esposto sempre in prima persona, ma parte di una moltitudine che condivide ideali o obiettivi, mestiere o condizione, può essere un'ottima coperta di Linus con cui avvolgersi nei momenti peggiori.
Comunque non so godere di questa condizione se non per pochi giorni l'anno. Sono fatto così, stavolta non me ne lamento.
In dipartimento, oggi, ho avuto a che fare con il mio primo tesista. Gli ho spiegato cosa debba fare: si tratta, in realtà, del subappalto di un lavoro di cui il dipartimento ha bisogno. Lo studente svolgerà la parte probabilmente più onerosa dal punto di vista del tempo, per quanto non sitratti di un compito noioso. Mi sono trovato a raccontargli cosa avrebbe dovuto fare e perchè, riepilogando il quadro teorico sotteso al lavoro in questione e... mi è piaciuto! Qui sento spesso parlare della didattica in termini non entusiasti: sembra essere un'attività necessaria ma contrapposta al piacere della ricerca, vero obiettivo dei ricercatori. Eppure a me spiegare piace...

Update: Rispondo alle numerose richieste... Qui si può comprare questa maglietta insieme ad altre analoghe!
Ieri, per alcune ore, ho provato una sensazione di profonda serenità ed appagamento per il lavoro che sto facendo. Mi è sembrato di fare qualcosa di sensato,degno di essere proseguito anche durante il dottorato, anche a costo di grande fatica e terribili privazioni.
Per fortuna che è durato poco ed oggi sono sprofondato di nuovo nel mio nichilismo.
Ho appena buttato via sei anni di estratti conto. Avevo diciott'anni quando mi arrivò il primo di quei report che, all'inizio sconosciuto, mi sarebbe poi divenuto via via leggibile grazie alla cadenza trimestrale con cui mi avvisava di come i miei averi si riducessero costantemente fino all'opera buona del solito benefattore, sotto forma di genitore che mantiene il figlio studente.
Vabbè, da un certo punto in poi la busta informatrice avrebbe preso ad arrivarmi con cadenza mensile, provvedendo nuovi ingegnosi introiti alla banca che me la mandava. Questo però è un discorso differente.
Oggi, dunque, inauguro il mio nuovo, sparluccicante, contratto di home banking, e per festeggiare l'avvenimento metto un po' d'ordine nelle carte conservate con la maestria appresa dalla previdente mamma archivista.
Non ho cuore, però, di buttare tutti i fogli che hanno registrato prelievi settimanali alle Canarie. Preferisco continuare a disseminare per la mia vita attuale brandelli di erasmus che mi facciano sorridere quando poi, inconsapevole, li incontrerò di nuovo.
Ho fatto un po' di spazio alla rendicontazione delprimo stipendio,che mi arriverà quando l'avrò già speso da un po'.
Ieri sera ho fuso il clacson.
Forse a causa del super lavoro, a un certo punto ha preso ad emettere un suono molto più basso di quello cui mi aveva abituato. Ne valeva lapena, ma non immaginavo che un clacson potessere fondere...
Passeggio per le vie di Bologna, quando improvvisamente scopro una vetrina insolita. Si tratta di un negozio che in precedenza non c'era, o almeno io non avevo mai visto. Subito strane sensazioni mi assalgono: caldo, odore di oceano e sabbia. Tenerife, capisco.
Dissimulando la mia perplessità, mi guardo intorno per capire se anche altri stiano osservando gli stessi manichini, vestiti di abiti colorati dall'originale eleganza. Sono titubante: questo negozio a Bologna non c'è mai stato. In Spagna sì, come è normale che sia, ma in Italia no. Mi assalgono i dubbi: mi è già capitato in passato di cercare con convinzione per le vie di Bologna un negozio che ricordavo poi trovarsi a La Laguna, alle Canarie, ma ancora non mi ero trovato di fronte ad una vetrina dubitando della sua reale esistenza.
Non dovrebbe esistere Zaramaraglio a Bologna.
Zaramaraglio, per chi non abbia avuto la fortuna di frequantarlo mai, è il brand low cost della multinazionale spagnola Zara, già proprietaria dei marchi Massimo Dutti, Pull & Bear e altri, che ora sarebbe inutile elencare. Zaramaraglio, in particolare, si caratterizza per la grande economicità e per la naturale predisposizione spagnola alla raffinatezza.
Grande dunque il mio stupore nel ritrovare in via Indipendenza indumenti che credevo d'aver lasciato per sempre a Santa Cruz de Tenerife. Rivedere gli stessi espositori, con le magliette colorate a 9,99 €, ha avuto per me il sapore della madeleinette di Proust.
In piedi all'ingresso, mi convinco a entrare, conscio di correre il rischio di svegliarmi con espressione inebetita davanti alla commessa di MacDonalds, oppure oppure nell’atrio vuoto dell’Arena del Sole. Comunque, Zaramaraglio val bene un rischio del genere.
Alla fine entro. E riscopro la felicità nello shopping compulsivo.
Che giornata!

Berlusconi starà schiumando di rabbia, fra le odierne richieste di retrocessione e penalizzazione per il Milan e le immagini di un Prodi ridente in tribuna a Dortmund, felice spettatore del successo sulla Germania.
Esiste una categoria di persone che ha le idee chiare sul proprio futuro. Gente che sa cosa vuole, cosa cerca, e si impegna al massimo delle proprie possibilità per ottenerlo. Spero ne facciate parte, dev'essere una bella sensazione. Io ora ne sono escluso: continuo ad essere fra quelli che sbandano, guidando in controsterzo e sperando di prendere prima o poi lo svincolo giusto.Ovviamente in maniera del tutto casuale.
L'ho presa un po' alla lontana, il buon tool non gradirebbe. Dicevo: che abbiate le idee chiare sul vostro futuro, o che ancora vaghiate alla ricerca di un modo di relizzarvi, fate in fretta a ottenere i vostri obiettivi. Il tempo rimnente è assai poco!
Ed alla fine, il buon Mela se ne va in Germania per 5 mesi. Almeno. Si è festeggiato, si è bevuto e si è chiaccherato per dargli un ultimo saluto prima del volo. ed in fondo, quale sera sarebbe stata meglio della noche di San Juan?
ps: stanotte a mezzanotte nascerà il suo Blog
Dalle tre e mezza della scorsa notte sono sospeso in ascensore con tre personaggi immobili da ore, le cui azioni non vedo l'ora possano riprendere. Si tratta di una ragazza ventiquattrenne dai capelli verdi, di un sedicenne con la maglietta di Bruce Spingsteen e di un adulto rozzo e vestito come Elvis, scarpe di serpente incluse.
Penso e ripenso a loro, immaginandomi i prossimi avvenimenti.
Nel frattempo, nel bollente ufficio in via Saragozza, mi trovo per la prima volta a correggere temi d'esame di giovani studenti universitari. E' stato un passaggio rapido, arrivare a questo lato, ma non ancora metabolizzato. E' straniante esser qui ad interpretare le tecniche messe in pratica per alzare il voto, quando io stesso ho passato gli ultimi venti anni a raffinare le mie.
Stasera mi aspetta un bel libro da finire.
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Una ha appreso d'esser stata accettata nella fredda Parigi,
l'altro di poter vantare un TOEFL superato al primo tentativo;
Io d'aver altri 15 giorni di volontariato in programma,
mentre aspetto un segnale dalla invitante Albione.
Intanto il lavoro si accumula e l'esame di stato s'allontana.
Il poeta direbbe "Ah, avessi almeno Birba"!
è trovarsi a Bologna, ascoltare per radio Los 40 Principales e sentire una canzone di laura Pausini in inglese..
Totò Cuffaro, già rinviato a giudizio per aver favorito la mafia, è un uomo coerente. Quando si scagliò contro la trasmissione Report, rea di aver parlato della mafia, non fece altro che citare se stesso. Guardatelo, nel 1991.
Estopa - Monstruos
Qué bonito es el amor,
qué bonito es divertirse,
ser un chico sano,
una caraja, un despiste!
Qué bonita es una flor,
qué bonito el arcoiris.
Si es que la vida es la hostia,
yo no se porque estoy triste.
Tanta pena!
Si la vida es tanta hostia,
porque me miro las venas,
y la sangre se me amontona.
Y luego miro pa'arriba,
para cargar las pistolas,
matar dos mostruos de un tiro,
el primero es la agonía,
y el segundo es el vacío.
Donde me quedo tos' los días.
A veces, me fundiría con una nintendo,
y a veces
me pasaría el día
siempre en punto muerto.
Sólo cuando estamos a solas
mi consola y yo,
sé lo que es olvidar.[...]
Su Libero, il giornale di Vitorio Feltri, si sono dette tante cose. Marco Travaglio, con una battuta che strappa un riso amaro, lo definisce il supplemento comico de Il Giornale, tutti noi almeno una volta lo abbiamo letto, non foss'altro che per rinnovare la dose di disgusto.
Finalmente sono riuscito a scoprire come fanno a non finire mai la fantasia ed a inventarsi tutti i giorni nuove esilaranti argomentazioni per gli articoli. Signori, il Generatore di articoli di Libero.
utente anonimo in fascisti confusi
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frasi da ricordare
geopolitica
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verso il 9 aprile
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